Sulla genesi del Gibbo

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TONO ZANCANARO La voce del Gibbo "fogli di resistenza e antifascismo". Comune di Padova, Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo. Comune di Padova, Padova, 2005.

Molto è stato scritto sulla genesi della figura del GIBBO in Tono Zancanaro, primo fra tutti lo studio di Carlo Ludovico Raggianti [RAGGHIANTI, 1971]. È significativo che sul ciclo del GIBBO e sulla sua nascita ancora si continuino a trovare nuovi momenti di riflessione e spunti di ricerca critica.
Il primo GIBBO è del 1937, dedicato all’amico filosofo Ettore Luccini, ed oggi conservato nel Museo Civico di Treviso. Il secondo GIBBO è del 1938 ed è stato rubato dalla sede dell’Archivio Storico Tono Zancanaro; dell’opera si sono perse le tracce.
Questi due primi lavori sono collegati fra loro, ma indipendenti per tecnica e modalità esecutiva dal corpus dei disegni del GIBBO propriamente detto. La faccia del GIBBON dedicato a Luccini e quella del SAN GIBBON trafugato sono simili tra loro, ma differiscono dalla fisionomia di quello che può essere considerato il vero capostipite del ciclo del GIBBO, che è “L’Angelo” o “The Angel” (immagine a fianco) come a volte viene scritto sui fogli da Tono.
01836L’Angelo è un lottatore di circo visto in uno spettacolo a Bolzano nel 1939. Tono rimane colpito particolarmente dalla forma della testa, oltre che dalla struttura corporea gigantesca, e questa forma semitriangolare diventa il riferimento per la testa del suo mostro.
Tono trova il nome la prima volta nel personaggio interpretato dall’attore Victor McLaglen nel film di John Ford del 1935 “The informer”: in Irlanda un militante di base tradisce un capo dell’IRA per venti sterline durante la lotta del SINN FEIN. Il traditore nel film si chiama Gypo Nolan, ed è deforme nel corpo ma soprattutto nella mente. È lo stesso Tono a raccontarci la nascita del nome [ZANCANARO, 1964]. Al traditore Tono unisce la figura del GIBBONE, ilòbate considerato lubrico per come si espone allo sguardo altrui, e per le sue caratteristiche sessuali. Il GIBBO è quindi un grande deforme e abbietto animale lascivo.
Al di la del nome la genesi della figura del GIBBO è drammatica per lo stesso Tono, come raccontato da Giorgio Di Genova [DI GENOVA, 1988]: ricoverato in ospedale a Padova con il sospetto di un cancro ai polmoni, vede nelle ombre proiettate sulle pareti scrostate del camerone all’Ospedale Civile braccia che si allungano verso di lui per ghermirlo. La presenza di visitatori, che non dovevano risultare molto simpatici e di bambini probabilmente rendevano l’atmosfera ancora più pesante.
È l’anno 1941, ed in questi giorni nasce il PROTOGIBBO, che lascerà poi il posto al GIBBO quale è a noi pervenuto in migliaia di fogli, alcuni con studi preparatori altri minuziosamente ricamati. Talmente tanti da non essere ancora tutti noti e catalogati, e forse non potremo mai sapere quanti sono stati veramente disegnati.
Ma se questo è l’anno di nascita di quello che è forse il più importante ciclo di opere di Tono Zancanaro, le sue origini sono molto più lontane, precedenti anche al GIBBON di Ettore Luccini, e vanno cercate prioritariamente nell’ambiente familiare, nelle amicizie, nel percorso di vita seguito fino ad allora.
01354Il padre di Tono ed il fratello Cesare erano fascisti, come anche Tono del resto inizialmente, e pieni di retorica del regime, come si può leggere nella ampia documentazione scritta lasciata soprattutto dal padre Natale. La sorella Palmira viene ricordata da Tono perché lo picchiava (era il quinto di sei figli (1), e la madre, cui era pure molto legato, è una presenza incombente ed ingombrante. In molti hanno riscontrato delle somiglianze tra i ritratti fatti da Tono alla madre ed i citati primi quadri del GIBBO del 1937 e 1938; Tono ha anche realizzato una testa in bronzo che è simile sia alla madre che al GIBBO. La figura che risalta positivamente nell’ambito famigliare è decisamente il padre, che sempre lo incoraggiò a studiare e lo aiutò, anche quando la rottura politica fra i due divenne insanabile [Gaddi, 1988]. Significativo al riguardo il fatto che abbia realizzato molti disegni del padre sul letto di morte , ma nessuno della madre.
Anche lo zio materno Antonio Zampiron detto Toni Caena per la sua passione per la bicicletta, socialista e poi comunista della prima ora, ha una positiva influenza sulla formazione politica del nipote, che lo ricorderà sempre con profondo affetto.
Fuori dall’ambiente famigliare Tono trova gli stimoli che gli servono. Nell’ambiente di lavoro grigio e monotono dell’Unione Bancaria Nazionale dove è impiegato, ed il cui fallimento economico ricorderà sempre con piacere liberatorio, conosce i fratelli Guido ed Attilio Deschi che lo introducono alla lettura particolarmente di autori russi [1352]. Frequenta l’ambiente universitario con Eugenio Curiel, Concetto Marchesi, Manara Valgimigli, Egidio Meneghetti per citare alcuni nomi. È in questi ambienti e con queste personalità che matura la sua identità politica, che lo porterà all’iscrizione al Partito Comunista Italiano nel 1942.
Tono agli inizi degli anni ’30 entra in rapporto con il medico Giorgio Rubinato con cui ebbe strettissima amicizia fino al suicidio nel 1965, che lascia in Tono un segno indelebile negli anni successivi. Fondamentale è per Tono la 01428guida di Rubinato, al punto che si può dire che fu realmente il suo méntore, il suo forgiatore, come sarà dimostrato più avanti.
Famiglia e Giorgio Rubinato sono quindi due cardini fondamentali della formazione di Tono, e di conseguenza della nascita del GIBBO.
Un terzo elemento va cercato nelle vicende militari di Tono, che sono di seguito ricostruite utilizzando i documenti, in particolare la corrispondenza, conservati nell’Archivio Storico Tono Zancanaro.
Dalle note biografiche che seguono si chiariscono i rapporti famigliari di Tono e quelli con Giorgio Rubinato, e si vede delinearsi la sua maturazione politica.
Tono Zancanaro viene chiamato alle armi una prima volta nel 1926, congedato nel 1927 e richiamato nel 1939, quando ha già da qualche tempo intrapreso la strada dell’arte, e di questo secondo periodo ci ha lasciato anche una vivace testimonianza nella sua opera [RIGONI STERN E LO PERFIDO, 1990]


La chiamata alle armi


Non ci sono particolari notizie sull'infanzia di Tono, frequenta le scuole elementari, dopo una prova al Ginnasio passa nel 1919 alla Regia Scuola Tecnica di Avviamento Professionale.
Nel 1923 risulta iscritto alla classe 3aB di questa scuola, e nello stesso anno inizia l'esperienza militare, perché viene iscritto a cura della Divisione Militare di Padova ai corsi di istruzione premilitare col numero 114. Il primo anno di istruzione inizia il 28 ottobre 1923 e termina il 2 marzo 1924 dopo aver partecipato a 15 esercitazioni ginnico-sportive, a 8 lezioni di tiro a segno e ad un campo.
Nel 1924 il fratello Cesare è militare di leva a Roma, nell'81° Reggimento Fanteria Brigata Torino, e se la passa bene, almeno a leggere quanto gli scriverà qualche anno dopo, per incoraggiarlo. Dal 19 ottobre 1924 Tono partecipa al 2° anno di istruzione premilitare obbligatoria che termina il 1 marzo 1925, dopo aver eseguito 13 esercitazioni ginnico-sportive, 6 lezioni di tiro a segno e partecipato a 2 campi, conseguendo quindi l'idoneità finale. Non fa il 3° ed il 4° anno di premilitare, che sono facoltativi.
Nel 1925 risulta che seguì un corso di disegno tecnico presso l'Istituto Pietro Selvatico, corso che non riesce a finire perché chiamato alla leva, ma comunque ottiene il diploma.
Non è nota la data esatta della partenza di Tono, ma di sicuro non si aspetta di andare a Torino, e nelle sue lettere a casa si lagna di questa destinazione: la recluta Antonio Zancanaro viene assegnata alla 3acompagnia del 6° Reggimento del Genio Ferrovieri, di stanza a Torino.
Subito dopo la partenza per il militare, Cesare Zancanaro che è a Roma come giocatore di calcio della squadra dell'ALBA, e gli scrive (4):


"Roma 23-4-26
Antonio Carissimo,
Il tuo arrivo a Torino non mi impressiona e mi spiego.
Tutti dobbiamo compiere il nostro dovere di cittadini e di Italiani, e compierlo imitando il nostro avo.
Il povero Amedeo (5) è stato ben orgoglioso dare la sua vita per la Patria come volontario, e darla quando cominciava il migliore suo sviluppo, quando cominciava fortemente sentire cos'era vivere in società e divertirsi con amici.
Come lui e per lui dobbiamo essere i grandi imitatori, i volontari sotto tutti i rapporti
Non credere che ora non valga essere buoni militari, ora che non c'è la guerra, non lo pensare il dovere è sempre dovere e prepararsi ora per domani significa la mente degna del nostro nome degna di vero Italiano.
Come sai io la vita militare la trascorsi assai bene, non presi parte a ogni istruzione a ogni marcia, ma quando fui presente volli essere di esempio, uscivo sempre il migliore.
Tu ben sai i cari ricordi che tengo a casa, tu ben sai quanto ero ammirato sia da compagni che dai superiori.
Potevo far di meno di certe fatiche di marce e risparmiare lunghi chilometri (come ad esempio l'ultimo campo che abbiamo fatto 45 giorni di marce circa 600 Km soli di pianura e circa 300 di montagna) io invece no, sempre presente volevo essere per quanto il mio buon capitano mi dicesse rimani. Prima di tutto andavo per mia soddisfazione personale, in secondo luogo perché la mia presenza nella compagnia è l'animo e la forza di tutti i miei compagni, e non solo dei miei compagni ma pure delle altre compagnie presenti.
Anch'io col mio zaino e fucile sulle spalle facevo passi sopra passi saltando ridendo e facendo ridere. Terminata la marcia non sentivo mai stanchezza, ma bensì il desiderio e porgere aiuto ai compagni bisognosi, alzando il morale.
Qui spesso trovo i miei maestri superiori d'anni e non puoi immaginare quanto volentieri mi salutano mi fermano e mi ricordano come il migliore dei 1800 militari che componevano il mio glorioso reggimento 81º Fanteria Brigata Torino.
Antonio sempre si al superiore e si perché sì deve essere e solo così ritornerai quello che più desidero ritorni. Se disgraziatamente qualche sottufficiale indegno della veste che lo copre che nasconde il suo laidissimo corpo e nera coscienza, compatisci e fa sempre il tuo dovere che finirai stremato e soddisfatto in modo grande.
La Patria deve essere servita non solo col pensiero ma coi fatti, e sarà servita solo quando per essa avremo data la vita se fa bisogna.
Nulla altro ora ti devo dire, solo che sto bene e mille auguri per te.
Servi la Patria come ben saprai servirla, fatti più onore di me e ne sarò ben orgoglioso di esser fratello.
Ti bacia tuo fratello Cesare".


Copiosissima è la corrispondenza di Tono con i suoi famigliari in primo luogo con il padre, ed attraverso lui con la madre Colomba che è analfabeta, poi con la sorella Palmira, con la sorella Ines che è già sposata a Firenze con Gino Bussotti ed è madre di Renzo, diverse lettere con il fratello Cesare, poche con Ottone, rare con Maria che è la più giovane; ci sono anche diverse lettere molto cordiali dal cognato Gino Bussotti. Si contano infatti 58 lettere del solo anno 1926
Dalla fitta corrispondenza (6) viene fuori il ritratto di una famiglia, quella degli Zancanaro, molto unita, tenuta stretta dal padre Natale, gran lavoratore, dotato di notevole ingegno, che per l'unità della famiglia, e dei suoi beni, è pronto a tutto. E' una famiglia di un artigiano che economicamente sta abbastanza bene, infatti vanno regolarmente in vacanza al mare a Sottomarina ed in collina a Mussolente, e può mandare al figlio con una certa regolarità delle discrete somme di denaro (dalle 20 alle 50 lire quasi in ogni lettera).
È il padre che con costanza, in quasi ogni missiva, oltre ad incitare il figlio all'obbedienza e ad essere buono con tutti, lo esorta a visitare musei e chiese, a vedere quanto possibile. Così scrive per esempio in una lettera non datata, ma della prima metà del 1926:


"Vivi sempre così, procura di vedere quanto più, di più puoi non dimenticare questo compirai il vero dovere verso di tutti quei bravi artisti e ti troverai contento e acquisterai di più tanto esempio tanto amore e avrai una più giusta direttiva, amerai sempre più anche la patria."


Ed in un'altra occasione:


"Torino cara città della mia patria, osservala figlio di più quanto puoi e comprenderai sempre più tante cose tanto care che non le dimenticherai per tutta la vita."


E ancora il 5 maggio 1926:


"Bella Torino e lo credo proprio Antonio di vedere quanto di più puoi musei e chiese informati di tutto osserva bene per ricordare sempre più tutto ciò che di grande possiede di squisito ornamento la nostra grande Italia."


E il 22 febbraio 1927:


"Visita quanto puoi, tutto ciò che ti può istruire, e tanto più considererai e amerai tutti i fattori del bello, del tempo passato, gli benedirai, e avanti a te troverai sempre una patria più forte e più grande, il tuo avvenire lo passerai più felice e contento di avere contribuito a visitare ogni cosa e questo è il più grande dovere di un cittadino.", sarà sempre il padre a spingere Tono a "fare" in ogni senso, almeno fino a quando i due non entreranno in conflitto ideologico a causa della diversa visione della vita.
A proposito di quella che è stata per tutta la vita la visione del mondo di Natale Zancanaro, ecco alcune righe a Tono soldato, scritte nel settembre 1926, quando Tono non è ancora stato a casa in licenza :


"Carissimo Antonio,
Quanto piacere avrei di vederti vestito da soldato buon soldato bravo e obbediente soldato.
Fallo bene questo soldato vigile figlio della patria tua, non nasconderti mai, falle onore quella divisa a rispetto di tutto e in special modo a quelle che furono trafitte e lacerate a difesa della patria, e di più ancora per quelle lacerate molto di più che staranno nel buio dei buroni, o nel fondo dei mari, ma che non moranno mai più, perché se saranno dimenticate dagli uomini, saran sorette da Dio.
(Prosegue con notizie sulla salute dei congiunti, elencandoli uno per uno, la notizia che sta per comperare una partita di terreno, e cose varie, per poi finire:)
Guardati da tutti i pericoli, dei compagni, pochi ma buoni, vivi con questi pensando sempre a tua mamma a tuo padre porca l'oca.
Presto ti manderò qualche cosa da isolare le fodere.
Tuo padre Zancanaro Natale."


Il periodo di leva passa per Tono senza grosse difficoltà, certo non è la vita di casa, ha qualche problema intestinale ma di poco conto, più che altro ha bisogno di oggetti che gli vengono spediti da casa. Ecco cosa scrive la sorella Palmira in una lettera datata 5 maggio 1926, dove annuncia anche la promozione avuta al corso di disegno ricordato all'inizio, quello che Tono non ha potuto finire per via della chiamata alla leva:


"Carissimo Antonio
fra un'ora o due ti spedisco la cassettina. Essa contiene una camicia, tre pezzi di sapone, dentifricio, spazzolino, macchinetta barba e pennello, sapone disinfettante, 5 francobolli da 60 cent., 4 paia calzetti, una scatola di patina nera, 2 maglie, aghi sicurezza, gemelli, copri-ginocchi, 2 paia mutande, licenza tecnica, scarpette, calzettoni lana, 1 asciugamano.
Quando hai calzetti da rammendare e che non adoperi non gettarli via perché la mamma li può accomodare per bene. La chiave te la spedisco a parte e spero ti giunga in tempo.
Ho ricevuto lettera da Antonio che mi ha detto di averti mandato un illustrata. Desidererei sapere se t'è giunta perché non so se gli ho mandato il giusto indirizzo.
Quei pochi soldi di cui accenna il babbo te li ho spediti ieri e nutro la speranza che ti siano già giunti (7).
Tutti stanno bene e nella speranza di leggerti sempre in ottima salute ti mando infiniti auguri con affettuosi saluti e baci
tua sorella Palmira.
Devo aggiungere la nuova, a te ed a noi tanto cara, della tua promozione.
Il babbo dunque ti invita a mandare una lettera di ringraziamento al sig. Direttore per quanto ha potuto fare per te che hai dovuto lasciare la scuola agli ultimi giorni."


Particolarmente sollecite le lettere della sorella Ines, mamma da poco di Renzo Bussotti (8), che descrive i progressi del nipotino che Tono non ha ancora conosciuto, molto solleciti anche i consigli del cognato Gino Bussotti, fra gli altri al giovane militare raccomanda, il 7 maggio 1926:


" ... si diverta pure, ma tutto limitatamente. Anche le signorine sono molto generose, ma non approfitti troppo!!!!".


Il fratello Cesare, che è impegnato a Roma come giocatore professionista di calcio nella squadra dell'Alba, ma ha problemi con i dirigenti che secondo lui lo sottovalutano, scrive spesso di sport, elogiando in particolar modo il loro amico Callegari (9), famoso marciatore, e ricorda gli sport che ha fatto Tono, spingendolo a frequentare il campo di gioco della Juventus, che è vicino alla caserma.
Scrive Cesare da Roma il 13 maggio 1926:


"Mi fa piacere sentire che cominci fare dello sport. Bravo, ma ricordati che il pallone da i quattrini. Come mi dici il campo della Juventus è a 300 m dalla tua caserma, bella cosa avrai comodità andarci spesso e poterti allenare. Dilo a Pastore e lui ti farà avere a mezzo della società i permessi due volte alla settimana, e alla domenica (10).
Hai capito!!!"


Tono frequenterà poi spesso questo campo per giocare a calcio, come risulta dai permessi che sono rimasti relativi ad uscite anticipate per motivi ginnico-sportivi.
Tono viene continuamente informato delle cose di casa, della compravendita di terreni, di come va l'orto che lo interessa particolarmente. Diligentemente la sorella Palmira lo informa, per esempio, il 24 maggio, mandando 20 lire a nome del padre, sulle inondazioni che hanno colpito il Veneto, compresa parte di Padova; che hanno concluso "l'affare della terra", e cercano il modo di utilizzare il denaro avuto. Seguono saluti dalla sorella Maria, del fratello Ottone (11) (che a fine mese manderà ...) e informa a nome della mamma che orti bene, galline fanno in media 10 uova al giorno, e manda 5 lire e 4 bolli da 60 cent, assieme ad una letterina di Eleonora.
Quindi le cose per il geniere Antonio Zancanaro vanno abbastanza bene, meno bene vanno i rapporti a casa, dove Cesare è ritornato, proprio a causa di quest'ultimo. Scrive Ottone in data 11/1926 :

"Cesare poi non è più lui.
In casa è un incubo, una larva muta se così si può chiamare. Ora ha quasi smessi l'allenamenti. Si corica alle sei o sette di sera, s'alza alle 8 o nove del mattino. Parla poco, ride quasi mai. Si mette a tavolino e scrive alla fidanzata, almeno una lettera al giorno, ed intanto rimira la di lei fotografia. Ti ricordi com'era? Ora sembra un automa. Ha vinto le ritrosie della famiglia, e tu sai ch'è già tanto. Fece ed ottenne che il papà le scrivesse. A tutti fa scrivere a lei!... sembra una mezza pazzia. Ora vorrebbe andare a Genova. O è stato ch'è poco, è appena tornato da Roma, e vorrebbe ripartire. Non ti sembra da compiangere? Io non gli dico più di uscire perché non parla, e poi niente cinematografo, bigliardo o compagnia. E allora? Speriamo nella Provvidenza. Tu però non richiamarlo per niente. Oppure fallo per ciò che riguarda il suo sport.".


Cesare cerca di opporsi alla volontà paterna, e ne riuscirà poi alla fine anche vincitore, perché il padre non vede di buon occhio una sua relazione con una ragazza di Genova, Clara.
Scrive infatti, fra le altre, il padre a Tono il 20-1-27:


"... Ti avevo scritto di Clara, di non scriverle mai più gli scriverai perché seppi e capii da essa stessa che non è donna per Cesare.
Detta signorina vorrebbe sollecitare il matrimonio per poi condurlo via di casa all'estero. Tu non farti capire minimamente te ne prego, e fra poco la cosa verrà definitivamente decisa. Io lavorerò e lotterò a tutta prova perché non si rovini. Tu esortalo a lavorare facendole capire il tuo pensiero che presto lavoreremo contenti assieme e che dia ascolto sempre al mio consiglio. La mamma nulla sa di tutto questo e quindi non farti capire per essa.".


Tono si troverà anche in mezzo a questi problemi famigliari, con non piccole difficoltà. Ecco cosa scrive Cesare, il 17-1-1927, per sapere quali sono le voci che circolano in famiglia sul suo conto:


"Antonio!
Da più giorni ossia settimane non ti scrivo. Ti prego non pensare ch'io ti dimentichi. Mi sei sempre presente come tutti i buoni e cari fratelli al pari tuo. Anzitutto prima di dimenticarmi a nome di tutti i tuoi vari amici che sempre mi chiedono scriver cari saluti. Con essi pure Bepi il custode del campo.
Antonio qui si sta tutti bene di salute, e ciò so quanto ti possa piacere.
Ora entrerò in un argomento un po misero e (?).
Ormai sei uomo e le cose le devi prender con calma. Sento con immenso dispiacere che tu sei molto e male informato delle mie condizioni morali. Però ieri sera qui sopra il comodino che divide il mio letto a quello d'Ottone trovai una tua lettera diretta ad Ottone. Cose da fratelli ossia notizie di fratelli, mi permisi a leggerla. Leggendola capii seppi cose lontane dal mio stato morale. Anzitutto, non ho bisogno di calmarmi perché son fin troppo cauto, ed è per questo che avrò dei torti. Son calmo e sto zito perché amo molto i nostri cari genitori, di conseguenza evito darle dispiaceri. Se di me hai ancora stima, se mi consideri ancora tuo fratello, credi alla mia parola d'onore. Inviami coi francobolli che qui trovi inclusi una tua risposta e la lettera che Palmira t'ha scritto parlando di me largamente. Ti giuro che non dirò una parola e che te la conservo finche vuoi, anche se desideri te la rispedisco. Questo per sapere semplicemente che dice di me. Non temere, inviamela subito. Solo se me la invii ti considererò ancora fratello, diversamente ti posso pensare interessato, di conseguenza ...
Sono il Cesare di ieri, dei tempi più belli, amo e voglio venir molto ma molto meglio. Non voglio essere privo di poter amare chi amo veramente anche a costo di morte o di finir miseramente come un cane randaggio. Clara è davvero degna di me che quanto lo sono io. Ne sarò orgoglioso quel giorno che la sposo, perché è più di me, e al pari di mie sorelle. Dunque attendo subito tale lettera, per poterti spiegare tutto tutto, perché a te lo posso spiegare. Dunque scrivimi fratello buono presente al mio desiderio ch'io ti sono e ti sarò fratello sincero e non volubile.
Il mio saluto il mio pensiero il mio augurio coroni ogni tuo desiderio.
Attendo dunque ... grazie infinite Cesare fratello tuo sinceramente fratello.
(in un bigliettino, accluso al foglio)
La lettera che mi scrivi, nella busta metterai l'indirizzo scritto a macchina o da un tuo compagno acciocché quelli di casa non sappiano che scrivi te.
Dunque mai capito scrivimi quanto prima.
Non impensierirti per nulla che nulla faccio.
Ancora un bacio Cesare.".


Non sappiamo come ne sia uscito Tono, però il padre gli scriverà qualche tempo dopo questa lettera:


"Sono stato a Bologna da Clara con Cesare ed ho combinato ogni cosa così anche questo sarà contento, dunque se vuoi riapprendere corrispondenza fallo pure.".


Il servizio militare di Tono non è scomodo, dopo i primi tempi in cui veniva a volte messo di ramazza è entrato in ufficio come scritturale, ma qualche volta deve lo stesso fare la guardia, e a Torino fa freddo, per cui chiede altre cose per sopportare i disagi. Ecco il testo di una delle poche lettera alla madre, in data 9-12-1926:


"Torino 9/12/1926
Mamma cara (al fianco, a penna aggiunta la scritta: "l'ho scritta il 9 ma è partita il 14")
approfitto di questo mio amico che viene in licenza per mandarti qualche mia notizia, e per disturbarti anche un po'.
Anzi tutto la mia salute è sempre ottimissima, e tu, come stai? Io non dubito di nulla, anzi credo che tu e tutti stiate benissimo, e perciò non v'è che da esserne contenti, e che fili sempre così. Ed ora veniamo al co noroto (sic).
Questo mio compagno, ritornerà al 22 di questo mese, mentre io se ci verrò sarà per il 23, ma siccome non ho ancora chiesto nulla al mio tenente in merito, (lo chiederò verso il 20) non sono sicuro di venirci ed allora approfitto di questo mio compagno che viene a casa perché tu possa mandare un po' di roba che proprio mi è necessaria. Quello che proprio mi occorre sono i calzetti, e ti spiego il perché. Tu sai che io porto le =pezze da piedi=. Ora queste le potevo portare senza pensarci tanto col caldo, ma adesso (almeno qui a TORINO) fa come si dice, freddo, sicché le pezze non le porto più ma come tu sai calzetti non ce n'ho molti e se li porto sempre faccio presto a rimanere senza. Ora io ti chiedo se puoi mandarmene qualche paia, e possibilmente grossi che così a montare di guardia non starei proprio male.
Inoltre, se gli hai, potresti mandarmi un paio di guanti di stoffa, che mi riparerebbero le mani quando tengo il moschetto. Questo è tutto ciò che mi occorre, e che mi farai un grande favore se me lo manderai pel mio amico (che gentilmente mi si è offerto di venire a trovarti).
Se credi poi di mandarmi qualche, non mi farà certo male.
Ti raccomando però di non fare un pacco troppo grande che li sarebbe di troppo disturbo.
Ed ora, qualche notizia tua vorrei sapere.
L'orto come va? E il pollaio, e i campi (ora che l'affare con i signori cugini è appianato) come hanno fruttato? del raccolto dell'uva non ho saputo altro che avete fatto i ^^sugoi^^, e del raccolto del granturco, pure non ho saputo nulla. Fammi sapere tutto, ciò che ne avrò molto piacere.
Salutami tanto tutti i parenti, che non sto ora qui ad elencarti che lo faccio abbastanza tutte le volte che scrivo a casa. E così pure per tutti indistintamente gli amici e i conoscenti.
Particolari però ai Minoro e ai Cravani e Vianello. A zio Marco e famigliari poi non ti dimenticherai certo. A proposito di Giustina che ne è?
Cari baci a Aldo e di a Tullio che mi scriva pure qualche riga almeno prima che me ne venga a casa stabile.
A te e a tutti di casa tanti cari saluti e baci tuo T O N I N
(sulla stessa lettera, alla sorella Maria)
Cara Maria,
Certo mi perdonerai se mai mi ricordo di te quando scrivo a casa. Ma certo sono sicuro che comprenderai se pure ce n'è di bisogno, che quando scrivo a uno se a quello è intestato lo scritto, non saranno certo esclusi gli altri, ma ad ogni modo vedrai che d'ora in avanti non mi dimenticherò di mettere anche qualche riga per te.
Io sto benissimo, come lo spero e sono sicuro di te, ma i tuoi lavori (di casa certamente) come vanno? Lo so che non c'è bisogno ma lo stesso ti voglio raccomandare tanto di aiutare più che puoi la mamma che ne ha tanto bisogno, specie ora che si è nella brutta stagione.
Anche a te ti raccomando tanto di salutarmi tanto tutti indistintamente parenti amici e conoscenti.
A te e famigliari tutti tanti saluti e baci T U OT O N I N".


Bella, degna di rilievo la notazione gentile che Tono ha verso il commilitone, quando chiede di non fare il pacco troppo grande, che potrebbe essere di disturbo. Inoltre la lettera è scritta a macchina (vantaggi di essere scritturale), per permettere alla madre, praticamente analfabeta, di poter leggere qualche parola da sola.
Sono poche le licenze che il geniere Zancanaro avrà, oltre quella natalizia solo altre due, pare per contrasti con il furiere, intanto il padre ha costruito a Padova un'officina meccanica di cui è molto orgoglioso, e dove vuole Tono e Cesare a lavorare con lui, ma purtroppo per il buon Natale questo non sarà.
Il congedo
Come non è preciso il giorno in cui è iniziato il servizio di leva di Tono, così non è noto esattamente quando finisce, sappiamo solo da una lettera scritta dal padre il 15 maggio 1927 che:


"... fui preso da una vera commozione nel capire da Ottone che entro il 5 o il 10 del mese venturo tu verrai a casa.".


Ed ancora sempre il padre il 31 maggio 1927:


" Caro figlio
la partenza da costì è imminente, vieni pure Antonio nella tua casa ove la più grande forza t'aspetta, t'aspetta tutto ciò che il tuo sincero pensiero, il tuo generoso cuore vede e sente.
Troverai la bottega ormai al coperto la vedrai tanto bella benché da ultimare perché è veramente nostra e pel nostro vero lavoro di grande operare.
La mamma ti raccomanda di portare a casa tutta la tua roba, anche se rotta - rotta, portala sai? Tutta - tutta.".


E l'ultima lettera ricevuta dal geniere Zancanaro, sempre dal padre, dice


"Padova 1 Giugno 1927
Carissimo Antonio,
abbiamo ricevuto con tanto piacere la tua lettera e la tua fotografia nella quale la mamma ti trova un po' scarno e dubita che tu non stai veramente bene, son dubbi io spero di mamma.
Ho riscontrato scarna di bolli anche la tua lettera, ciò dimostra che son scarse anche le tue sacoccie.
Per riparare un po' alla meglio tale tua deficienza ti mando 25 lire e mi dispiace di non poter mandartene di più, ma sono sicuro che tu ne rimarrai ugualmente contento perché considererai per bene le cose.
Dunque fra due o tre giorni ci rivedremo e al giorno del Santo andremo assieme ad assistere alla messa solenne in quella carissima Basilica.
Ti siano brevi questi ultimi giorni, sii contento di aver adempiuto al tuo dovere e torna a casa a continuare ad adempierlo come lavoratore vero, e adempierai il più grande dovere di un cittadino.
To mare te manda na brassà de basi con le agrime ai oci.
Addio Toni na strucada de sata e un baso in tel grugno
To pare e to mare Zancanaro Natale e Colomba.".


Finito il militare Tono parte per un periodo di riposo a Mussolente, dove continua la corrispondenza col padre.
Negli anni 1928 e 1929 la vita di Tono Zancanaro si svolge regolarmente, frequenta per qualche tempo assieme al cugino Attilio una palestra di boxe in via Calatafimi a Padova, gioca a calcio, come previsto dal fratello Ottone si appassiona all'hockey, ed arriverà ad essere poi portiere nella squadra che giungerà quarta al campionato di divisione italiano nel 1935, col nome di Zancanaro III (12), ed il fratello Cesare come allenatore. Lavora in parte aiutando il padre nell'officina meccanica, in parte come impiegato presso una ditta di autotrasporti di Padova (13), ora scomparsa.
Particolarmente importante è per lui la frequentazione regolare della sorella Ines, che vive a Firenze sposa a Gino Bussotti ed ha il figlioletto Renzo (quello che determinerà per Antonio il nome Tono) di circa 4 anni, che per Tono sarà il punto di partenza per la sua attività artistica. Racconta infatti Tono: "Il Renzo Bussotti da come cominciò a fare i primi passi, così cominciò col gesso a tirare i primi segni, sgorbi, strisci ... Per aiutarlo, per incontrarlo, diciamo, mi diedi a tirar segni pure io ... la pittura, il segno mi facevano capire di più, meglio, il segreto più profondo della vita e della natura. E il disegnare diventò una ragione di vita ... nelle sue innumerevoli nature e possibilità che via via mi veniva di scoprire, ossia di inventare. La verità vera è questa che il nero su bianco combaciava meglio con la mia natura di "moralista".
Il 6 dicembre 1929 viene assunto in prova dall'Unione Bancaria Nazionale, con un "onorario globale in ragione d'anno, caroviveri compreso, di L. 4.800". Entrerà poi in pianta stabile nella banca fino al fallimento di questa, avvenuto nel 1932, e sarà il suo ultimo lavoro impiegatizio, poi aiuterà solo saltuariamente il padre nell'officina meccanica.
Nel 1934 Tono risulta già in ottimi rapporti con il medico Giorgio Rubinato, e questo lo indirizza verso letture scelte, lo stimola a capire la Grecia, il classicismo, lo indirizza verso il nostro meridione, e Tono si legherà poi in maniera particolare alla Sicilia.
Nel 1936 il fratello Cesare parte volontario per l'Africa, e scrive al fratello lettere esaltate sul "dovere di Italiano Fascista" (14) che combatte "per questa campagna di civiltà" (15).
Nel 1936 anche Giorgio Rubinato è chiamato al servizio militare come sottotenente medico a Glorenza (16), e scambia con Tono intensa corrispondenza.
Sono questi due dei principali fattori, oltre alla frequentazione già iniziata con Ettore Luccini, con Rino Pradella e con Eugenio Curiel, che portano Tono Zancanaro ad una svolta nella sua visione politica della vita, svolta che inizia ad incrinare i rapporti con il padre, ed infatti diminuiscono le lettere di quest'ultimo al figlio, che viaggia molto, per scomparire del tutto proprio dal 1936.
Nel 1937 Tono va a Parigi, ospite di una parente materna (17), e nello stesso anno nasce il primo disegno del GIBBO, che sarà regalato ad Ettore Luccini, e la prima importante mostra di Tono al Palazzo dell'Economia di Padova, dove espone ben duecentocinquanta opere, con una presentazione di Ottone Rosai. Nello stesso anno anche Rubinato viene mandato in Africa per il servizio militare, e dalle sue sempre numerose lettere, intensissimo è sempre lo scambio di corrispondenza di Tono con tutti, Tono prende nuovi motivi di interesse per la politica e per l'arte, in particolar modo Rubinato guida Tono nella scelta delle letture, cura che non siano disordinate come in passato, ma sviluppate secondo un filo logico. Rubinato inoltre lo spinge a continuare sulla strada del bianco e nero a discapito del colore. Scrive fra l'altro Rubinato da Ghinil (18), dove è ufficiale medico, il 9 Agosto 1937:
"Le tue prime decisive affermazioni sono state col bianco/e/nero: mi pare anche che in alcune nature morte (es. quella che acquistai io) ci siano già espresse qualità inconfondibili riguardo al colore.".
Il 1938 è per Tono un anno importante, continua ad essere indirizzato nelle scelte artistiche e letterarie dalle lettere che Rubinato scrive in continuazione dall'Africa (l'ultima è del 5 Agosto 1938), e soprattutto con Eugenio Curiel compie durante la primavera il suo primo viaggio in Sicilia, in occasione dei Littoriali di Palermo, e rimane influenzato in maniera permanente dalla "... prima incredibile sensazione destata dal viaggio in treno da Messina a Palermo. Compresi in quelle poche ore il segreto di luce, di mare, di terra, in quel mescolarsi aspro e forte degli elementi...". La partecipazione ai Littoriali serve a Tono per avvicinarsi ancor di più al Partito Comunista, osserva Eugenio Curiel al lavoro come attivista politico durante i Littoriali, "... Per la prima volta capii cosa voleva dire fare guerra al fascismo senza maschera ...".
Nel luglio del 1938 Eugenio Curiel sarà arrestato ed inviato al confino a Ventotene, ma ormai la maturazione politica di Tono è avviata a compimento, e con essa la rottura definitiva con il padre.
Tono viaggia incessantemente, lavorando mentre viaggia in IIIa classe per risparmiare o nelle sale di attesa fra un treno e l'altro, spinto da una necessità di vedere direttamente, di toccare con mano, di partecipare in qualche modo anche agli avvenimenti artistici del passato. Il "vedere" un'opera d'arte per Tono non sarà mai solo guardare o studiare. o anche capire, sarà soprattutto partecipazione attiva con l'esecutore. Tono è architetto fenicio quando è visitatore di Mozia, parla con Giotto nella Cappella degli Scrovegni di Padova, è alluvionato nel Polesine durante l'inverno 51-52.

Richiamato

Durante le soste a Padova, dove ritornerà continuamente legatissimo alla famiglia ed alla città, si incontra sempre con un ristretto gruppo di amici, che si scioglierà solo con la morte dell'ultimo componente, Antonio Fasan, avvenuta nel 1985 pochi mesi dopo la scomparsa di Tono. Proprio la casa di Fasan è la sede principale di questi incontri, che vedono fra gli altri Ettore Luccini, Rino Pradella, Nino Lorenzoni, Juti Ravenna, i fratelli Attilio e Guido Deschi, Alfredo Bordin, Giorgio Rubinato, Attilio Canilli, Libero Marzetto, Leone Traverso, Giulio Alessi, Giorgio Perissinotto.
È in questo clima che Tono, nei primi mesi del 1939, pare ai primi di aprile, riceve la lettera di richiamo alle armi, comune a molti in quell'anno. Si può quindi facilmente intuire, come si capisce dal tono delle lettere ricevute, quale fosse l'umore del geniere Antonio Zancanaro, questa volta mandato a Castelmaggiore (Bologna), presso la 4a Compagnia del Reggimento Genio Ferrovieri.
Ancora una volta si nota l'assenza totale di lettere da parte della famiglia, nemmeno una cartolina dal padre (che pure continua ad interessarsi attivamente di quanto fa il figlio, ed in particolare del suo operare artistico, aiutandolo concretamente sia con denaro, sia facendo quei lavori, come preparare le cornici o cambiare i vetri rotti, che il figlio non può fare) o dai fratelli, e l'abbondanza di corrispondenza con Giorgio Rubinato, che si interessa sia di distrarlo, sia di cercare vie di uscita dalla situazione in cui Tono si trova. Inoltre Rubinato continua a spronarlo sulla strada intrapresa di pittore.
Scrive ad esempio il 23 aprile 1939:


" caro Tono, rispondo alla tua lettera di ieri, e mi dispiace notare l'assenza di notizie riguardo all'ospedale: ora è inutile dire che hai fatto male a partire, e speriamo piuttosto in una prossima buona notizia. Domani dovrò andare a Milano per ritirare un piccolo legato lasciatomi da mio zio, ma per martedì sera sarò di nuovo a Padova. Interesso intanto qualcuno per la ricerca di polveri antiacido ed in qualsiasi modo provvederò. Ho deciso di stare a Firenze dal primo al sei maggio per i primi spettacoli che mi interessano; all'andata o al ritorno vorrei passare a farti una visita: sarà bene dunque che tu mi scriva ore e possibilità di trovarsi. A Milano cercherò di vedere qualcuno di Corrente, nonché Traverso, e ti riferirò se vi sarà qualcosa d'interessante. Per la mostra i vetri sono già stati cambiati da tuo padre, quindi niente "lasciato al libero arbitrio della società"! Non so d'averti scritto che a casa mia ci sono i tuoi disegni ritornati da Vicenza; ne ho scelto uno piccolo, di mio gusto e l'ho incorniciato; inoltre da casa tua ho portato via quella strada di Pistoia, oltre al ferroviere. Curiosando tra le tue carte, ho notato i disegni della montagna (Bassano etc.) che in genere mi sono molto piaciuti, e alcuni mi sono riusciti nuovi; osservato anche gli interessanti schizzi di cavalli e visto, credo per la prima volta, un lungosenna con una figura coricata19, che mi ha attratto per certe tonalità verde-rosa piuttosto acide e crudeli. Buonissimi i tre schizzi che possiede Fasan, uno dei quali glielo avrei portato via volentieri. Sono pure interessanti quei tre di Arrigo. Ancora nessuna notizia dei lavori della commissione. Hai tu idea, in Firenze, di un alloggio che fosse adatto per me? Sono certo di non contristarti con queste domande, nella tua presente situazione, pensando a quello che avveniva in me quando ero in Africa.
Spero per giovedì (20) di avere una tua risposta, intanto ti saluto tuo aff. Giorgio
N.B. Forse a Firenze riprenderò con qualche prosa.".


In caserma Tono non si trova più bene come quando era di leva, è cambiato, sente il bisogno di libertà, gli mancano anche le esortazioni paterne all'obbedienza, per cui è sempre teso in cerca di una qualunque via d'uscita dalla sua situazione, ed il ricorso all'amico Rubinato, che è medico, è continuo nel chiedere suggerimenti, inoltre soffre veramente di disturbi allo stomaco, per cui Rubinato gli invia medicine.
Il 4 maggio finalmente Rubinato passa a Castelmaggiore per salutare l'amico, ed il giorno 7 nuovamente gli scrive in risposta ad una lettera di Tono. Altra lettera l'11 maggio, con lunga descrizione di un film visto al cinema "Casalini", e cioè "Tempi moderni" di Charlot. Rubinato non tralascia occasione per informare, indirizzare, discutere con Tono di qualsiasi argomento, segue anche attivamente la famiglia di Tono, si occupa della salute della madre, ma anche di quella del nipotino Silvano (21) che ha lasciato a Firenze ammalato.
Si occupa in particolare del lavoro di Tono, scrive così in una lettera data 21 maggio 1939:


" ... Ora voglio provare a parlarti della tua pittura nel momento particolare che sta attraversando: la mostra (22), così sfortunata per te, è meglio considerarla come già chiusa. Da una parte il tecnicismo del tuo disegno si sta volgendo, almeno per certi aspetti, verso forme autonome, sia verso il disegno puro, sia verso l'acquaforte (23); e d'altra parte il colore è stato tentato da te come rinforzo del chiaroscuro (serie dei ferrovieri etc.) ed anche a pieno impiego, come in santa Giustina. Le sovrapposizioni di colore, alle quali mi hai fatto assistere a proposito di un quadro, sono indice delle difficoltà che incontravi (posso dire di aver visto in tre giorni, tre diversi quadri sovrapporsi sulla stessa tela) e che ti hanno portato ad un risultato piuttosto freddo. Tutto questo complesso di fatti è indice di una crisi del tecnicismo, crisi che contiene in sé una tendenza e un anticipo di sviluppi. Per quanto d'inutile possano avere queste parole, io credo che qualche volta ci si possa raccapezzare rifacendosi agli schemi più ingenui: perciò io penso che la tua lunga abitudine a risolvere la visione totalmente in chiaroscuro sia causa della presente ostilità del colore; non solo, ma anche del fatto che ancora non ti sei concesso di risolvere in disegno puro certi movimenti che si stavano appunto delineando come arabesco. Io ora vedo questo conflitto immaginario attraverso le note che trascrivi incessantemente nel tuo taccuino (24)  e penso che d'altro ordine sono le difficoltà che non mi hanno concesso finora di attuare quel nostro proposito per Padova. Tanto è vero che ne è uscito invece quello sprazzo di lirica che si disimpegna dagli oggetti, e in questi giorni qualche nota, forse, dell'Africa. Questi travagli sono certo il riflesso di avventure più interne e demoniache, per le quali il ragionamProtogibbo, 1942, china a tratto, 222x160ento si rifarebbe in ben altro piano e potrebbe essere consegnato risolto soltanto dalla creazione stessa. Sarò molto contento se mi darai qualche lume in proposito. Arrivederci aff. Giorgio.".


Ma Rubinato si da attivamente da fare per risolvere la situazione militare di Tono, ed infatti nella lettera ora citata, La mia camera all'ospedale, 1942, china a tratto, 264x241all'inizio, scrive:


" ... da ultimo per confermarti che ho preso accordi con Roberto per quello che dovrai fare al tuo ritorno, e cioè dovrai "avere" improvvisamente un'ematemesi (vulgo: sbocco di sangue) e forti crampi allo stomaco; allora lui telefonerà al capitano la cosa e quindi il tuo accoglimento in ospedale dipenderà dalla risposta del detto capitano: i raggi seguiranno di conseguenza. Roberto dice di non essere del tutto sicuro di come prenderà la cosa il capitano: ma in ogni caso conviene provare nel modo suddetto.".


Per fortuna di Tono le cose andarono come previsto, appena giunto in licenza a Padova ebbe l'ematemesi ed i crampi previsti, e dopo un breve ricovero nell'ospedale militare, di cui rimangono anche diversi studi [Rigoni Stern e Lo Perfido, 1990]. Nell’immagine che viene riportata si possono intravedere nel disegno della finestra i prodromi dei Protogibbi, il soggetto sarà ripresa durante il successivo ricovero di Tono nell’Ospedale Civile di Padova [6499], dove queste ombre misteriose e terrificanti prenderanno forma e sostanza per portare alla genesi del GIBBO.
Ottenne una licenza di 90 giorni per colite spastica e appendicite cronica.


Non fece più ritorno in caserma.


Manlio Gaddi



BIBLIOGRAFIA

Di Genova G., Grottesco fantastico e nostalgia in Tono, in Erlindo V. e Gaddi M., Tono Zancanaro seminario di studi. Nuovi Sentieri, Belluno, 1988
Gaddi M., Tono e il padre, in Erlindo V. e Gaddi M., Tono Zancanaro seminario di studi. Nuovi Sentieri, Belluno, 1988
Ragghianti C.L., Parlamento per Tono, in: Il Gibbo. Ravenna, La Loggetta, 1971
Rigoni Stern M. e Lo Perfido F., Tono Zancanaro soldà sensa s’ciopo. Gabriele Corbo, Ferrara, 1990
Segato G., Viaggio dentro Tono, itinerario biografico; in TONO ZANCANARO a cura di Erlindo V., Gaddi M., Segato G. Nuovi Sentieri, Belluno, 1987
Zancanaro T., IL GIBBO, Neri Pozza, Vicenza, 1964


NOTE

1)    Nell'ordine i figli di Natale Zancanaro e Colomba Zampiron sono stati: Palmira (n. 23/11/1899), Ottone (n. 9/7/1901), Ines (n. 25/8/1902), Cesare (n. 5/1/1904), Antonio (n. 9/4/1906), Maria (n. 11/1/1908)
2) Tutta la corrispondenza citata, ed il materiale relativo alla vita ed alle opere di Tono Zancanaro, è consultabile presso l'Archivio Storico Tono Zancanaro in via F. Baracca n°2 a Padova, nella stessa casa in cui il pittore nacque e abitò per tutta la vita.
3) Notizie desunte dal libretto personale del giovano Antonio Zancanaro, a cura del Ministero della Guerra.
4) Tutte le lettere citate sono riportate esattamente come scritte dagli estensori.
5) Amedeo Zancanaro, cugino di Tono, caduto durante la Prima Guerra Mondiale.
6) Purtroppo nell'ASTZ è conservata solo una parte di questa corrispondenza, in particolare le lettere che i famigliari hanno scritto a Tono, e mancano praticamente tutte le lettere scritte da Tono.
7) Oltre ad un fisso di 60 lire mensili che il padre faceva avere direttamente a Tono tramite un amico residente a Torino, certo Martinello ("Sappi che ho combinato con la Martinello che tu da suo figlio di qui avrai lire 60 mensili che poi io glielo verso direttamente a lei e così perché tu non abbi ritardi.")
8) Sarà Renzo bambino a dare allo zio Antonio il nome Tono, non riuscendo a pronunciare bene ne Antonio me Tonin, infatti nella corrispondenza degli anni 1926 e 1927 non compare mai il nome Tono, che invece sarà presente nella corrispondenza di Tono richiamato alle armi nel 1939.
9) Callegari Attilio si trova nell'Albo d'Oro dei primati italiani nella marcia 20 Km avendo conquistato nell'anno 1926 il record italiano dei 20 Km di marcia con il tempo di 1h38' 53".
10) Sempre intensa è stata l'attività sportiva di Tono, che oltre ad aver giocato a calcio è stato marciatore, si è allenato in una palestra pugilistica, è stato spinto dal fratello Ottone giocatore di hockey su prato.
11) Ottone era già macchinista delle ferrovie, ed autonomo pur vivendo in casa.
12) Si legge nel CORRIERE PADANO del 29 Giugno 1935: "Zancanaro III si è esibito in buone parate, ammirate specialmente quelle su calcio di rigore". Il Padova S.H.C. battè il Bologna per 8-4.
13) La ditta CANOVA, che aveva sede in via Paolo Sarpi.
14) Lettera da Mai Massa del 19.7.1936, nell'ASTZ.
15) Ibidem.
16) Scrive Rubinato il 3 Settembre 1936: " ... A Firenze sono risultato un cattivo soldato, quindi la mia pessima classifica ha fatto si che io fossi cacciato in questo paese. Sono a Glorenza (provincia di Bolzano, nota ASTZ) ..."
17) Nicolè Marianna, in Avenue Montreuil 71 di Fontanais S.Bois-Seine.
18) Località nell'Africa Orientale Italiana.
19) Probabilmente si riferisce ad un disegno ricavato dallo studio catalogato al n°4857 dell'ASTZ, ora disperso.
20) La lettera è stata scritta di domenica, e già per il giovedì, dopo soli tre giorni, poteva giungere la risposta.
21) Silvano Bussotti, fratello di Renzo, musicista e musicologo, nato nel 1931.
22) Si tratta di una mostra collettiva realizzata appena Tono è stato richiamato, a cui partecipò anche Antonio Fasan, di cui non si è trovata altra traccia negli archivi.
23) Qui Rubinato è un precursore, Tono non ha ancora realizzato nessuna incisione, la prima documentata è del 1941.
24) Tono aveva l'abitudine di avere sempre in tasca un piccolo blocco notes, dove riportava in rapidi schizzi