Case diroccate

Negli anni fra il 1930 e il 1940 la città di Padova cambia volto. vengono distrutti interi quartieri medioevali per far spazio alle nuove architetture volute dal fascismo, fra cui anche per creare piazza Spalato (oggi piazza Insurrezione XXV Aprile) quella che era stata la casa di Donatello.

Tono rimane molto colpito da questi sventramenti, e dedica molòti lavori al ricordo di queste case sventrate, di cui rimangono alcuni muri malamente sorretti da impalcature improvvisate. Ma i muri hanno memoria di quanto hanno visto, e su di loro spiccano i volti, come fantasmi, delle persone che vi hanno abitato, e conservano l'impronta dei quadri e delle fotografie che vi erano appese, ed i segni dei mobili: dalle testiere dei letti alle piastrelle del bagno e della cucina.

La prima opera, I divoratori di case,  è dedicata agli speculatori che hanno organizzato la distruzione, con la casa dalle pareti umanizzate che perde fiumi di sangue lungo la via, al personaggio sulla destra, davanti ad una parete che ricorda le fattezze dell'Angelo e quindi precursora del Gibbo, che come Giano bifronte vede contemporaneamente davanti e dietro, ed anche di fianco grazie all'occhio posto nel suo orecchio: nulla sfugge all'occhio del padrone.