I colori del tempo e dell’anima

Comunicato Stampa

Nel mese di dicembre uscirà nelle librerie per le Edizioni Baraldini un’appassionata biografia scritta da Cesare Stella sull’artista Domenico Difilippo “I colori del tempo e dell’anima”.

 

COPERTINAQueste pagine di artista che si racconta e si confessa sono davvero I colori del tempo e dell’anima che vengono proposti al lettore di ogni tempo, con la convinzione che tutti i tempi e tutte le anime hanno qualcosa da narrare.

E Domenico Difilippo, artista e uomo, ha saputo conservare con intatta gioia e intima convinzione il proprio patrimonio di memorie, ricordi, dolori, gioie, difficoltà, vittorie e sconfitte: una sorta di guerra e pace che attraversa tutta la seconda metà del secolo scorso e che rappresenta, perciò, una specie di storia privata riflessa sul grande orizzonte di quella pubblica, del lavoro, della passione artistica, e di Finale Emilia nido, culla e casa di una grande e pervicace – giustamente pervicace – voglia di emergere, di esprimersi e di creare.

Cesare Stella ha saputo raccogliere l’intenso invito che veniva dal suo personaggio e ha dispiegato una straordinaria capacità espressiva per mostrarsi all’altezza del tema – della vita, meglio – che gli veniva proposto. Leggere I colori del tempo e dell’anima significa anche, e soprattutto, attraversare in ottima compagnia un bel percorso di vita artistica italiana, quella vita che le belle immagini inserite nel testo documentano.

Privato del padre quando era poco più di un bambino, Domenico affronta la vita e la sua passione per l’arte con la baldanza che hanno tutti i giovani convinti di possedere il dono di una forte coscienza personale. Ed è proprio da quel momento che, nonostante le difficoltà che “il destino sembra intensificare con segni che assomigliano a graffi profondi, dolorosi e permanenti”, la scoperta della vita per Domenico diventa la scoperta dell’arte da un lato, la scoperta dei sentimenti e dell’amore dall’altro: e, in particolare, la scoperta dei luoghi. E qui il prefatore non può fare a meno d’inserire un poco, e di sguincio, anche se stesso.

Perché se i luoghi sono quelli della sua infanzia, le campagne, i paesi, le strade, le case e persino gli alberi son quelli che anche lui ha visto e amato da ragazzo (un poco più vecchio di Domenico, purtroppo!) e che ancora adesso racchiudono in lui un groppo inappagato di ricordi.

Tutto dunque si confonde e si radica in una dimensione sottilmente misteriosa che Finale, San Felice sul Panaro, il “Premio Aldo Roncaglia”, gli artisti che l’animarono e lo frequentarono, i giudici Guttuso, Treccani, Zigaina e Trevisi che lo portarono ad esiti nazionali: tutto, insomma, continua a battere nel cuore come un vecchio, ma sempre affascinante, motivo di famiglia.

E proprio alla famiglia Domenico Difilippo dedica pagine molto belle, intrecciandole con la naturale consapevolezza dell’arte, la scoperta dei Maestri, gli incontri di una lunga e prestigiosa carriera e soprattutto con quel sapore della pittura che Domenico ha definito Astrattismo Magico così squisitamente descritto, interpretato e illuminato dalla scrittura di Cesare Stella.

Ma il nostro discorso sarebbe impreciso e monco se non accennassimo alla vasta esperienza professionale di Difilippo che si dispone in un ampio arco di tempo dai giorni della prima esposizione dell’Astrattismo Magico al Palazzo dei Diamanti di Ferrara alla chiamata all’insegnamento nella Accademia di Belle Arti di Bologna e poi di Sassari (la scoperta della Sardegna!) e in seguito all’Accademia di Venezia, a fine secolo, e a Carrara, mentre si preparava la chiamata a Brera, veramente una cospicua e prestigiosa carriera per l’antico ragazzo di Finale Emilia.

Quel ragazzo che in queste pagine puntuali, appassionate e così ricche di avvenimenti, aneddoti, curiosità, confessioni (anche molto sincere e scevre da ipocrisie verso se stesso e gli altri) riprende ad uno ad uno gli avvenimenti della propria esistenza come se li potesse vedere da fuori e allo stesso tempo con la simpatia di chi li ha vissuti e li vive: dalla vita con Leda “l’altra sua metà” all’intreccio di relazioni che regolano le vicende umane di questa nostra epoca contemporanea.

L’abilità narrativa di Stella sta realmente in questo senso profondo della partecipazione emotiva, e dell’infinita gioia con cui egli e il suo personaggio si concedono alla curiosità del lettore sino agli anni più recenti, 2012 ad esempio, con la drammatica esperienza del terremoto nelle terre a noi care e con la Mostra alla Casa degli Artisti di Tenno “Codici e Manoscritti”.

Possiamo anche noi, concludendo, innalzare la nostra “Lancia di Ulisse” e la nostra “Grande Icona d’oro”, ripetendo con l’amico e Maestro Domenico: “Sono certo del mio traguardo, / nei miei cinquant’anni ho capito / il mio lavoro, è rappresentazione. / Sono regista, scenografo e attore, / le mie opere sono protagoniste e comparse, / maschere della mia anima, / passioni, gioie e dolori dell’anima mia, / sin dall’inizio del mio percorso, / hanno mostrato lo spettacolo / della mia anima, che volevo recitare.

Giuseppe Marchetti
www.domenicodifilippo.it
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