Levana

2083Levana è nome dello specchio per coprire la vera identità della donna amata da Tono, sposata con un marito geloso delle attenzioni dell’artista – per questo motivo in molti fogli sono inserite delle sigle, come fanno i ragazzini sui banchi di scuola, che nascondono frasi o dichiarazioni d’amore- viene probabilmente suggerito a Tono dall’amico Giorgio Rubinato (v) e preso dalla mitologia greca: è una baccante dionisiaca (forse Tono trova in questa voce anche la nascita del termine Apodionisiaca (v), e spesso vi sono riferimenti alla Magna Grecia, come nel caso della Trinacria. Levana è anche il nome di una divinità minore romana: era colei che proteggeva il padre nel momento in cui, subito dopo il parto, sollevava il neonato da terra e lo mostrava al cielo. Levana è il secondo personaggio femminile, dopo Olga Volena (v), ed è il primo dove la carica erotica, resa in forma più ironica e satirica nel ciclo del Gibbo (v), è resa più esplicita. Il segno di Levana nasce dalle illustrazioni fatte per il Satyricon (v), in seguito le forme si evolvono verso una linea più pura, più lineare. In Levana le forme sono morbide e sensuali, i richiami si fanno espliciti e si realizzano attraverso splendidi giochi compositivi in preziosismi grafici dove le forme della Levana sono situate su uno sfondo che richiama le città care a Tono, come Padova e Venezia, o morbidamente abbandonate, come in attesa, circondata da ancelle che altro non sono che la sua replica continua. Levana è vista da Tono non solo come una ma come molte, si vede ad esempio l’illustrazione (ASTZ/2567) dove sono disegnate oltre cento raffigurazioni della donna, e da lui è amata profondamente non solo per la sua bellezza. Non ha caso Levana ha sempre la testa bene in evidenza, gli occhi aperti sul mondo, il capo a volte reclinato in fare pensoso. Esiste un disegno dove, oltre a tre figure secondarie, Levana appare in tutto il suo splendore, ma non si vede il volto che risulta coperto dai capelli: è probabile indicazione di un diverbio avuto con la donna e la prima avvisaglia di come sarà il ciclo dedicato ad AELLE (v), che di Levana è figlia carnale.

Nonostante le qualità del ciclo di Levana esistono molte citazioni dedicate ad essa, ma pochi studi autonomi, fra i quali quello di Giorgio Segato Levana nell’opera di Tono Zancanaro; Negozio d’Arte Longhin, Padova, s.d. (1975).

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