La famiglia

Quasi per tutti il primo e ultimo amore è per la famiglia, e Tono non ha fatto eccezione considerando i suoi familiari come un clan, di cui ad un certo punto voleva anche scriverne la storia come ricorda lo stesso Tono nella sua autopresentazione al catalogo della mostra antologica presso il Palazzo dei Diamanti di Ferrara (1972) : “ … Rabelais, medico e grande umanista, mi suggerì nientemeno che di scrivere una mia autobiografia, storia mia e del mio “clan”, come “partenza, come cornice a una storia, ovviamente satirica del nostro tempo … “. Questo nel 1929.

Primo amore quindi per la famiglia, in particolare per la madre che vediamo a fianco in una fotografia ed in uno della lunghissima serie di ritratti fatti dal figlio.
Tono, Antonio, era il quinto di sei figli di Natale Zancanaro (1872-1949) e Colomba Zampiron (1878-1965). Il certificato di stato di famiglia “Storico” riporta gli altri dati del nucleo famigliare: Palmira (1899), Ottone (1901), Ines (1902), Cesare (1904), Antonio (1906), Maria (1908).

Mentre esistono innumerevoli ritratti della madre, dal volto al mezzo busto alla figura intera, sono pochi i ritratti del padre, raramente a viso aperto ma quasi sempre visto stanco, dopo il lavoro di contadino e meccanico agricolo, forse sonnecchiante con la testa appoggiata al tavolo della cucina ed un caratteristico berretto in testa. Spesso gli è accanto il gatto di casa.


Complesso il rapporto di Tono con la madre, presenza ingombrante immanente e castran line-height: 16pt; te, che secondo molti studiosi di Tono è stata anche in parte ispiratrice di alcuni soggetti presenti nel GIBBO e nei DEMPRETONI, in alcuni figure dell’Inferno dantesco fra cui una scultura in bronzo.

Quindi molte opere dedicate alla madre, ed anche alla nonna materna, ed alla sorella Maria, cui era molto legato, anche in un sovrapporsi di profili con la madre per rimarcarne la somiglianza.

Mentre sono molti i ritratti di Maria, che abitò sempre nella casa di fronte in via Baracca e dove Tono mangiava spesso a mezzogiorno accudito dalla vecchia serva Maria Giavarra (detta Nina), sono rari i ritratti della sorella Ines (madre di Renzo e Silvano Bussotti, pittore il primo e musicista-musicologo il secondo), che pure Tono frequentava spesso a Firenze, e nessuno della sorella Palmira: Tono la odiava perché lei, la più vecchia, lo picchiava spesso quando era bambino, il più piccolo dei maschi. Rari anche i ritratti dei fratelli, solo in una olio di grandi dimensioni, conservata nel museo Civico di Padova, Ottone Cesare e Tono sono presenti sullo sfondo della casa paterna.


Complesso il rapporto di Tono con la madre, presenza ingombrante immanente e castrante, che secondo molti studiosi di Tono è stata anche in parte ispiratrice di alcuni soggetti presenti nel GIBBO e nei DEMPRETONI, e in alcune figure dell’Inferno dantesco fra cui una scultura in bronzo.

Quindi molte opere dedicate alla madre, ed anche alla nonna materna, ed alla sorella Maria, cui era molto legato, anche in un sovrapporsi di profili con la madre per rimarcarne la somiglianza.

Tono, come si vede anche dagli autoritratti, gli Autotono, era un bel ragazzo e poi un bel giovanotto e un bell’uomo, fino al 1965, anno in cui muore la madre e si suicida il fraterno amico Giorgio Rubinato, anche molto elegante (era solito comperare, per esempio, le cravatte da Ortolani in piazza San Marco a Venezia) ed aveva con le donne un notevole successo al punto che il cognato Gino Bussotti, marito di Ines, in una lettera inviata a Tono mentre era militare a Torino gli scrive il 7 maggio 1926, quando il padre invita a visitare i musei: “ … si diverta pure, ma tutto limitatamente. Anche le signorine sono molto generose, ma non approfitti troppo!!!!” .


Questo ambiente familiare accompagnerà Tono per tutta la vita.