Il Museo Bottacin

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Tono Zancanaro: Padova. Belluno, Nuovi Sentieri, 1980.

5Continuando le nostre note sui principali nuclei di opere d'arte che arricchiscono la nostra città, all'attenzione dei padovani offriamo qui quello che si potrebbe chiamare un museo nel museo, quello Civico, della nostra città. E in realtà, anche se parecchie opere e fra le più importanti della raccolta Bottacin sono state da tempo giustamente immesse nell'ordinamento generale del Museo Civico (e basti qui accennare alle preziose e stupende tavole del Guariento e ai piccoli bronzi delle «plachette ») il Bottacin é realmente un museo a se stante o, se vogliamo, una «sezione» tecnicamente autonoma, che nella ricchissima e varia raccolta di monete, medaglie e «sigilli» ha la sua precisa fisionomia.
Un vero museo, dunque, dentro al museo civico. E tuttavia, a dispetto del valore singolare e complessivo dei suoi pezzi (sopra tutto delle sue medaglie e monete), il Bottacin é pressoché «sconosciuto» ai nostri concittadini, che non siano dei cultori specializzati della storia dell'arte.
Questa specie di carenza, del resto, non é data tanto dal fatto che le raccolte di medaglie e monete del Bottacin sono (giustamente del resto) divise dal restante museo dedicato alle tele, alle sculture, e (in altri tempi!) alle stampe; quanto perché il nostro museo civico, è come diviso in due, l'ultima parte (il Bottacin cioè) trovandosi al di là di un cancelletto di ferro che viene aperto solo a richiesta, cosa normale, si sa, solo per chi è professionalmente legato ai fatti dell'arte. Mentre, e non é meno naturale, il visitatore normale che non é abituato a questa meccanica da specialisti, una volta arrivato al « fatale» cancelletto in ferro, tutt'al più azzarda di mettere «di là» la testa, per ritrarla subito e ritornarsene sui propri passi. Crediamo opportuno di rilevare questa situazione certamente assurda, non per fare degli appunti alla direzione generale del museo, che ha già tante gatte da pelare (basti, per tutte, la controversia con gli eredi Capodilista), o alla persona del suo direttore il Professor Ferrari, che semmai merita la riconoscenza della cittadinanza per la passione e l'amore e l'ordine che dedica da anni al suo singolare museo e alla memoria non meno singolare del generoso donatore, bensì nella speranza che un bel giorno le autorità competenti si decidano a dotare tutto il nostro museo, quello Bottacin compreso, del "servizio" sufficiente perché, sia il cittadino che lo studioso possano visitare o studiare le varie raccolte o singole opere senza l'obbligo di avere «tutto per sé» un «inserviente ». Ancora un rilievo non si può non fare, del resto, sul modo irrazionale con cui sono sistemate le raccolte del Museo Bottacin obbligato in piccole salette sovraccariche, con una illuminazione decisamente insufficiente. Nessuno può fare miracoli, né potrà farli davvero il bravo prof. Ferrari; ma così come é, il museo Bottacin obbliga il visitatore e lo studioso a scomodare il direttore stesso per poter esaminare qualche esemplare di valore; che altrimenti nelle stipate vetrinette difficilmente potrebbe anche soltanto vedere.
E materia così rara, e, aggiungiamo così difficile, quella della «moneta», che in antico era sempre opera dei più grandi maestri; e quella dei sigilli o delle medaglie (basti pensare che é largamente rappresentata la scuola ferrarese del XV secolo, quella del Pisanello per intenderci, e quella podovana di diretta discendenza del Donatello, che comprende un forte e prodigioso autoritratto del Briosco) che crediamo opportuno richiamare ancora una volta l'attenzione delle autorità della nostra città sul fatto culturalmente criminoso di lasciar «vegetare» complessi di opere di grande valore artistico e storico.
Del resto, il Museo Bottacin non comprende soltanto la triplice e preziosa raccolta di medaglie, monete, cammei e sigilli (anche se la sua fisionomia é data fondamentalmente da queste «tecniche» preziose) ma possiede autentiche ceramiche cinesi e giapponesi, nonché, ma queste in diretta comunicazione con le sale del museo civico, delle pregevoli miniature. Ne si deve dimenticare la sala di sculture e pitture della seconda metà del secolo scorso, opere di non grande valore artistico ma di notevole interesse storico, tra cui il rarissimo ritratto di Ugo Foscolo giovanetto, legato al Museo Bottacin dalla Contessa Adele Piovene Sartori.
Detto, anche se sommariamente, del valore singolare delle raccolte del Museo Bottacin, ci sembra ovvio ricordare ai padovani chi era questo «Nicola Bottacin» che quasi un secolo fa alla nostra città fece un dono così prezioso.
Nato a Vicenza nel 1805, e passato presto a Noale, dove ebbe la prima educazione, a soli 17 anni il giovane Bottacin se ne andò per il mondo. E non davvero con lo spirito «romantico» del giramondo, ché subito si buttò come a capofitto nel commercio, prima come semplice contabile, ben presto come coraggioso imprenditore di agenzie commerciali. Da Venezia, passò presto a Trieste, ed é a Trieste che la sua «fortuna» sembra precisarsi in modo chiaro e definitivo; é a Trieste che il caso lo porta a farsi conoscere e stimare (lui piccolo borghese di umili natali) dal principe Massimiliano, col quale avrà lunghi rapporti di amicizia come da pari a pari. Sull'amicizia del futuro imperatore Massimiliano per il nostro Bottacin sono tangibile testimonianza le ceramiche messicane che via via l'imperatore gli mandò, con altri oggetti di valore storico ed artistico, fino a fargli dono testamentario del ventaglio e del sombrero che il tragico imperatore portò il giorno stesso della sua fucilazione.

Fu proprio a Trieste che il Bottacin comincerà a raccogliere oggetti d'arte, fino a creare un pregevole e singolare museo che fin dal suo nascere godette della più larga e profonda simpatia e stima del mondo della cultura. Prodigioso lavoratore fu dunque il Bottacin, e abilissimo nei commerci; ma tutto il denaro che via via gli veniva di accumulare, grazie agli abili commerci, egli lo rinvestiva nell'arricchimento del suo museo, e della sua pregevolissima biblioteca, pure donata alla città di Padova e attualmente incorporata nella biblioteca del museo civico. Portato a Padova dalle varie traversie e combinazioni della vita, ormai maturo d'anni, il Bottacin fece dono alla nostra città di tutto quanto aveva raccolto in tanti anni di studi e fatiche, continuando infine ad arricchire il suo museo fino alla morte, avvenuta nel 1876.
Questa singolare figura di uomo, che stimò dono preziso e impagabile ricevere la cittadinanza onoraria di Padova, ebbe da vivo tali e tanti segni di stima e simpatia, da «obbligare» quasi gli amici maggiorenti a fare dono di opere di arte al museo Bottacin, come per onorarne l'altezza morale; e vogliamo qui ricordare il francese Achille Carcassonne suo grande amico e testamentario. Ci viene infine naturale, qui, di pensare al «progresso» compiuto dalla balda classe dei nuovi e attuali miliardari, ai nostrani per rimanere nella nostra città, che per i tanti miliardi fatti su — e tanto più facilmente e in fretta del semplice cittadino Bottacin — hanno ben altre cure o preoccupazioni che quella di dotare, almeno, gli istituti scientifici o culturali della nostra città. Nessun orgoglio vale, oggi, quello di possedere tanti soldi, sempre più soldi....

Tono Zancanaro