Ceramica

la versatilità tecnica di Tono è cosa nota. Caso raro fra gli artisti, nel tempo ha saputo rinnovarsi continuamente, attraverso i vari cicli che hanno contraddistinto la sua attività e che sono caratterizzati da modifiche formali rimarchevoli, ed attraverso le tecniche usate, che giungono anche alle cosiddette "arti applicate", considerate a torto "minori". Attraverso questo percorso Tono agli inizi degli anni ’50 inizia a fare ceramica, è la necessità di toccare "con mano" il materiale, di "fare "che gli deriva dal lavoro di meccanico agricolo fatto con il padre Natale Zancanaro (v), che lo parta verso la fornace Boaretto di Padova prima, dove lavora su materiale già preparato, disegna vasi e piatti, per farsi costruire dopo poco tempo un suo forno personale in quella che era la vecchia officina del padre in Via Baracca 1, per realizzare da solo le forme che gli interessano, passando così anche alla realizzazione di sculture in terracotta. Crea oggetti di uso quotidiano, come tazzine da caffè o barattoli per lo zucchero e contenitori per il burro, che la madre (v) userà nella vita di tutti i giorni, ma soprattutto porta sul materiale la sua fantasia, il suo amore per i personaggi del circo per i giovani. La parte più importante della sua produzione è quella dove il riferimento, certo su indicazione dell’amico Giorgio Rubinato (v), è alla Magna Grecia, a quella classicità che è sempre stato il punto finale della ricerca estetica di Tono. Sul lavoro di Tono come ceramista nel 1996 è stata realizzata una esposizione presso il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, con una monografia curata dal direttore Gian Carlo Bojani: Tono Zancanaro ceramiche; Bora, Bologna, 1996.
Una selezione dei lavori può essere visitata presso la nostra mostra virtuale dedicata alle terracotte e ceramiche di Tono.